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 Sommario Giurisprudenza

Giurisprudenza, sentenza e massima in diritto del lavoro



Caso di invalidità del licenziamento - principio della responsabilità contrattuale - misura minima del risarcimento del danno - autotutela del lavoratore.
PRINCIPIO: L'art. 18, comma 4, l. 20 maggio 1970 n. 300, (sostituito dall'art. 1 legge 11 maggio 1990 n. 108), nel prevedere, in caso di invalidità del licenziamento, la condanna del datore di lavoro al risarcimento del danno subito dal lavoratore per effetto del licenziamento stesso, mediante corresponsione di una indennità commisurata alla retribuzione non percepita, stabilisce una presunzione iuris tantum di lucro cessante. Presupposto indefettibile per l'applicabilità di tale disposizione, che costituisce una specificazione del generale principio della responsabilità contrattuale, è l'imputabilità al datore di lavoro dell'inadempimento, fatta eccezione per la misura minima del risarcimento, consistente in cinque mensilità di retribuzione, la quale è assimilabile ad una sorta di penale, avente la sua radice nel rischio di impresa. Ne consegue che ove il licenziamento sia intervenuto in un periodo di sospensione del rapporto di lavoro per effetto dell'esercizio, ex art. 1460 c.c., dell'autotutela del lavoratore, che abbia rifiutato di eseguire la propria prestazione a fronte dell'inadempimento di quella del datore di lavoro, non essendo configurabile, per tale periodo, il diritto alla retribuzione, in considerazione della forma di tutela scelta dal lavoratore in sostituzione della normale tutela giurisdizionale, non può operare la predetta presunzione di lucro cessante. Pertanto, in tale ipotesi, correttamente la condanna del datore di lavoro al risarcimento del danno, in caso di invalidità del licenziamento dallo stesso intimato al lavoratore, è limitata al minimo di legge delle cinque mensilità di retribuzione. Cassazione civile sez. lavoro - 23 giugno 2001, sentenza n. 8621.

Malattia - certificato e luogo di degenza - INPS - l’obbligo di verificare.
PRINCIPIO: In materia di assenza per malattia che incombe sul lavoratore, nel momento in cui invia ed al proprio datore, l’obbligo di verificare che sia stato indicato (ed, in difetto, lo deve indicare lui stesso) il luogo del proprio domicilio durante la malattia e di rendersi reperibile alle visite di controllo disposte dall’inps. Cassazione 4 aprile 2001 sentenza n. 5023.

L'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro esonera il datore di lavoro dalla responsabilità civile - danno biologico e morale - risarcimento dei danni non patrimoniali - danno differenziale - responsabilità del datore di lavoro.
PRINCIPIO: L'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro esonera il datore di lavoro dalla responsabilità civile per i danni occorsi al lavoratore e limita l'azione risarcitoria di quest'ultimo al danno differenziale nel caso di esclusione di detto esonero per la presenza di responsabilità penali ex. art. 10 DPR n. 1124/1965: in sostanza, l'assicurazione copre il danno patrimoniale legato alla riduzione della capacità lavorativa e non il danno alla salute o quello morale di cui all'art. 2059 C.C. che il lavoratore, in armonia con i principi ricavabili dalle sentenze della corte costituzionale n. 356 e n. 485 del 1991, può rivendicare ove sussistano i presupposti di responsabilità del datore di lavoro. Cassazione - 16 giugno 2001 sentenza n. 8182.



La nozione di azienda intesa in senso oggettivo - gli sgravi contributivi per le nuove assunzioni - onere della prova.
PRINCIPIO: La nozione di azienda va intesa in senso oggettivo. Di conseguenza, il problema del riconoscimento degli sgravi contributivi non spettano allorché si è in presenza di elementi di permanenza della precedente struttura aziendale, come nel caso in cui vi sia una sostanziale identità tra l'impresa che ha proceduto ai licenziamenti e quella che ne ha disposto l'assunzione. L'onere della prova ricade, in ogni caso, sul datore di lavoro richiedente. Cassazione sez. lavoro - 22-06-2001 sentenza n. 8537.

Trasferimento dell'azienda coattivo - mezzo giuridico in concreto impiegato.
PRINCIPIO: Nel trasferimento dell'azienda non osta, il fatto che si sia in presenza di un trasferimento coattivo, poichè la fattispecie trasferimento prescinde dall'esistenza di un rapporto contrattuale, assumendo esclusivo rilievo non il mezzo giuridico in concreto impiegato ma soltanto che il nuovo imprenditore diventi titolare del complesso organizzato di beni nel suo nucleo essenziale. Cassazione civile, sez. lavoro - 23 giugno 2001 sentenza n. 8621.

Mansioni superiori - sostituzione di lavoratore assente - non attribuisce diritto alla promozione - le c.d. sospensioni legali.
PRINCIPIO: La Suprema Corte offre una qualificazione della definizione di lavoratore assente con diritto alla conservazione del posto, la cui sostituzione non attribuisce diritto alla promozione ex art. 2103 C.C. Le ipotesi di sostituzione che non danno diritto sono le così dette sospensioni legali (sciopero, funzioni pubbliche elettive, infortunio, malattia, gravidanza, puerperio, servizio civile o militare) o convenzionali del rapporto di lavoro, e non anche quello destinato, per scelta organizzativa del datore di lavoro, a lavorare in un altro reparto, o invitato a partecipare ad un corso di formazione. Cassazione sez. lavoro - 5 marzo 2002 sentenza n. 3145.

Maggiorazione del periodo lavorativo ai fini pensionistici.
PRINCIPIO: La maggiorazione del periodo lavorativo ai fini pensionistici, riconosciuta dall'art. 13 della legge 257/1992 e succ. mod., in favore dei lavoratori del settore dell'amianto esposti al rischio di malattia per oltre dieci anni, spetta soltanto ai lavoratori tuttora in servizio anche se titolari di pensione o assegno di invalidità e non a coloro che già usufruirono della pensione di vecchiaia o di anzianità. Cassazione sez. lavoro - 19 aprile 2001 sentenza n. 5764.

Mobbing - delitto di maltrattamento.
PRINCIPIO: Commette il delitto di maltrattamento previsto dall'art. 572 c.p. il datore di lavoro che realizzi nei confronti di lavoratori dipendenti ripetute e sistematiche vessazioni atte a produrre in essi uno stato di abituale sofferenza fisica e morale. Cassazione Penale Sezione VI - 12 marzo 2001 sentenza n. 10090.




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