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 Sommario Giurisprudenza

Giurisprudenza, sentenza e massima in diritto del lavoro



Inquinamento da rumore - obbligo per il datore di lavoro di ridurre al minimo i rischi derivanti dall'esposizione al rumore mediante le misure concretamente attuabili - mezzi di protezione dell'udito.
PRINCIPIO: In virtù della legge 29 dicembre 1990 n. 428, è stato emanato dal Governo il decreto legislativo n. 277 del 15 agosto 1991, con il quale si è data attuazione alle direttive CEE comprese nell'elenco allegato alla legge suddetta. Per quanto qui interessa, l'art. 41 di tale decreto legislativo, premesso che il datore di lavoro deve ridurre al minimo i rischi derivanti dall'esposizione al rumore mediante le misure concretamente attuabili, ha fissato talune prescrizioni (esposizione di una appropriata segnaletica, etc.) in relazione ai luoghi di lavoro che possono comportare un'esposizione personale quotidiana superiore a 90 dBA; l'art. 42 ha precisato il contenuto della "informazione e formazione" che deve essere portato a conoscenza dei lavoratori esposti, rispettivamente, ad un rumore superiore a 80 od a 85 dBA; gli artt. 43 e 44 hanno indicato i mezzi di protezione dell'udito da fornire ai lavoratori che siano verosimilmente esposti ad oltre 85 decibel ed i controlli sanitari cui essi devono essere sottoposti; e l'art. 45, infine (Superamento dei valori limite di esposizione), ha stabilito che, se nonostante le misure di applicazione previste dall'art. 41, comma primo, l'esposizione al rumore risulta superiore a 90 dBA, il datore di lavoro comunica all'organo di vigilanza le misure tecniche ed organizzative applicate, informando i lavoratori ovvero i loro rappresentanti. Dalla lettura coordinata di tali disposizioni emerge, quindi, che i c.d. valori - limite di esposizione al rumore rappresentano una soglia intollerabile, in presenza del cui superamento incombono sul datore di lavoro specifici oneri, e che tuttavia l'esposizione a rumori che raggiungono soglie inferiori (ma superiori, in particolare, ad 85 decibel), richiede pur sempre l'adozione di adeguati mezzi di protezione e l'assoggettamento del lavoratore a controllo sanitario, per cui è da ritenersi, in definitiva, che anche l'esposizione ad una rumorosità inferiore ai 90 decibel sia idonea a pregiudicare l'apparato uditivo. Secondo quanto affermato da questa Corte in un una fattispecie sostanzialmente analoga a quella in esame (Cassazione 26 agosto 1992, n. 9860), può quindi affermarsi che l'accertamento che la rumorosità lavorativa svolta non supera i valori indicati dall'art. 45 del d. lgs n. 277 del 1919 non può costituire idonea fonte di valutazione della richiesta diretta ad ottenere la prestazione prevista per la malattia professionale denunciata, nè quindi esime il giudice dall'indagine medico-legale in ordine alla sussistenza o meno della malattia, atteso che la tabella delle malattie professionali contempla la sola esposizione al rischio della lavorazione e che, del resto, la diversa capacità di resistenza di ciascun organismo esposto al rischio non può influire sul riconoscimento della tecnopatia. Cassazione civile, sez. lavoro, 07 aprile 1998, sentenza n. 3582.



Espropriazione forzata dei crediti - procedimento di esecuzione - competenza appartenente al giudice del luogo di residenza del terzo debitore - terzo privo di legittimazione passiva.
PRINCIPIO: In tema di espropriazione forzata di crediti, la competenza territoriale per il procedimento di esecuzione appartiene al giudice del luogo di residenza del terzo debitore, e, ove questo sia un istituto di credito, al giudice del luogo ove ha sede l'agenzia che ha in carico il rapporto da dichiarare; tuttavia, la circostanza che il creditore abbia indicato una agenzia che non ha in carico il suddetto rapporto attiene al merito e non incide sulla competenza del giudice adito, giacchè la scelta del terzo debitore spetta al creditore procedente e, ove questi individui un terzo privo di legittimazione passiva, il terzo ben può dichiarare di non essere debitore dell'esecutato, senza che ciò rilevi ai fini della competenza territoriale del giudice dell'esecuzione. Cassazione civile, sez. lavoro, 3 novembre 1999 massima n. 12256.

Assunzione di lavoratori senza il prescritto tramite dell'Ufficio di collocamento - legge di depenalizzazione del reato - i provvedimenti di trasformazione di reati in illeciti amministrativi - la trasmissione degli atti agli enti competenti per l'applicazione delle sanzioni amministrative - obbligato da parte del giudice - opposizione all'ordinanza ingiunzione - limite intrinseco al principio di irretroattività della norma di depenalizzazione.
PRINCIPIO: Anche le disposizioni della legge n. 689 del 1981 dettate, diversamente dai principi generali di cui ai primi dodici articoli, in riferimento agli specifici casi di depenalizzazione operati dalla medesima legge, possono trovare applicazione nelle depenalizzazioni disposte da leggi successive, nelle quali sia ravvisabile una lacuna normativa contrastante con le loro finalità. In particolare l'art. 40 della legge n. 689 del 1981, secondo cui le sanzioni amministrative si applicano anche alle violazioni (già penalmente sanzionate) commesse anteriormente all'entrata in vigore di detta legge di depenalizzazione, é analogicamente applicabile anche alla depenalizzazione, attuata dall'art. 26 della legge 28 febbraio 1987 n. 56, dell'assunzione di lavoratori senza il prescritto tramite dell'Ufficio di collocamento (fattispecie già sanzionata penalmente dall'art. 33, dodicesimo comma, e dall'art. 38 della legge n. 300 del 1970). Infatti una simile depenalizzazione non ha la finalità di sanare i precedenti illeciti, ma quella di alleggerire la punizione dei responsabili e alleviare i compiti della oberata giurisdizione penale. Su tale retroattività della legge di depenalizzazione peraltro prevale - come in ogni altro caso analogo - la precedente estinzione del recato per amnistia o prescrizione che sia invocata dall'interessato in sede di opposizione all'ordinanza - ingiunzione di pagamento della sanzione amministrativa. Cassazione Sez. Lavoro del 09 settembre1996, sentenza n. 92.

Inquinamento acustico - esposizione dei lavoratori a rumori dannosi - adempimento dell'obbligo di legge da parte del datore di lavoro - natura del reato.
PRINCIPIO: La omessa valutazione del rischio da rumore configura il reato di cui agli art. 40 e 50 d.lg. 15 agosto 1991 n. 277; questo ha natura permanente e la permanenza cessa con l'adempimento dell'obbligo di legge da parte del datore di lavoro, ovvero con la sentenza di primo grado. Cassazione penale, sez. III, 18 febbraio 1998, sentenza n. 4133.



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